Il lavoro che vuoi o il lavoro che va di moda? (Spoiler: uno dei due ti fa venire l’ortica
Qualche giorno fa ci siamo imbucati (mentalmente) a una di quelle conversazioni da coworking di tendenza. Sai, quelle in cui tutti stanno “lavorando a un progetto” ma nessuno ti sa dire quale.
E tra un “sto lanciando una cosa” e un “in realtà sto cercando di capire dove voglio andare”, ci siamo chiesti:
Ma tu stai facendo il lavoro che vuoi… o quello che fa figo su LinkedIn?
Sì, perché da un po’ di tempo c’è questa sindrome da “professionista da vetrina”. Quello che ha un titolo fighissimo ma che nessuno ha ancora capito cosa faccia davvero. Quello che si descrive come “visionary” e poi risponde alle mail col copia-incolla.
Il problema? È che inseguire il lavoro che va di moda è un po’ come inseguire i pantaloni a vita bassa: può sembrarti una buona idea oggi, ma domani ti chiedi come hai fatto a non accorgerti del disastro.
Il lavoro che vuoi non è sempre fotogenico. Non fa hype. Non ha slogan pronti.
A volte è fatto di scelte lente, di dire no, di fare cose che non racconti nemmeno su Instagram perché non c'è nessun tramonto sullo sfondo.
Ma il lavoro che vuoi… ti assomiglia.
E ti regge nei lunedì grigi.
Ti fa dormire meglio, anche se guadagni meno applausi.
Lavorare bene oggi, nel mondo dell’apparenza e dell’ansia da performance, è un atto di coraggio. È leadership. Anche se non sembra. Anche se nessuno ti fa i cuoricini sotto il post.
Quindi oggi ti lasciamo con una domanda semplice, ma scomoda:
Stai costruendo un lavoro che ti nutre o una carriera che ti consuma per piacere agli altri?
Ci pensi?
Noi intanto ci mettiamo a cucinare due spaghetti, ché almeno lì la moda non è ancora arrivata a dirci che vanno con la salsa ai lamponi.
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