Promossi fino a non capirci più un caxxo
Oggi, con il mood che ci contraddistingue, approfondiamo un tema serio e che ci sta a cuore. [Non la gender equality, per l’amor di Dio (o chi volete voi, che qui tocca stare anche attenti a questo che sotto Natale ci sono i talebani del presepe in giro)].
Oggi parliamo dei sistemi gerarchizzati. E ovviamente viene in mente il modello istituzionale, ma anche quello aziendale non è diverso. E lo facciamo attraverso Peter.
Quindi: Principio di Peter e corollari
“In un'organizzazione gerarchica, ogni lavoratore tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza.”
Quindi quegli avanzamenti di carriera meritati, o il promuovere per rimuovere, o, peggio, le promozioni per scatti, ecco che arriva il momento in cui si raggiunge il “non ci sto capendo un caxxo”.
Corollari:
- «Con il tempo, ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato che non ha le competenze necessarie per poter svolgere i compiti richiesti.»
Najoni, la sentite la voce del tenente colonnello paricorso di chi è in promozione al Corpo d’Armata che vi spiega la vita? Eccolo.
- «Tutto il lavoro di un'azienda viene svolto da quegli impiegati che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.»
Ecco, questo è il duro compito di quei pochi che ancora non hanno perso l’amore per quello che fanno. Ma forse lo perderanno presto.
Ovviamente potrebbe essere una condizione temporanea. Con un po’ di consapevolezza socratica (so di non sapere), un po’ di umiltà e il famoso olio di gomito che mandi a cercare in magazzino, ecco che si può ottenere un miglioramento. Ma questo è il best case scenario. Non puoi imparare dai tuoi errori se sei convinto di non sbagliare mai. E quindi ci prepariamo al peggio.
In molte istituzioni come in molte aziende, anche nel 2025, c’è ancora la figura del Megadirettore Galattico di Fantozzi. Quell’essere mitologico sospeso a un metro dal suolo che parla poco, decide tutto e non sbaglia mai. Ma questa figura, oggi, oltre a essere grottesca, è pericolosa.
Il motivo è semplice: più stai in cima, più l’aria si fa rarefatta. E quando l’ossigeno scarseggia, la percezione della realtà inizia a distorcersi. E se non hai un sistema che bilancia, corregge, riporta a terra… e se soprattutto l’individuo non ha l’umiltà di colmare le lacune di conoscenza avvalendosi del proprio staff, quello lì resta incompetente per anni. Peggio: prende decisioni strategiche.
Senza mancare di rispetto alla classe dirigente di oggi, anzi, riconoscendo una forza e una resilienza che noi ci sogniamo, molti degli attuali top manager provengono dalla generazione dei baby boomer, o addirittura dalla silent generation. Persone temprate nel dopoguerra, cresciute quando l’Italia era terra bruciata e ogni conquista era sudore puro. Gente che lavorava quattordici ore al giorno, che non mollava mai, con un cuore d’acciaio e una capacità di sacrificio difficile da replicare oggi.
Ma, ed è qui il nodo, sono formati in un mondo che non esiste più.
Un mondo in cui:
- diventavi dirigente con la terza media;
- compravi casa con 50 milioni di lire;
- non ti serviva l’inglese;
- non dovevi saper usare Excel, figurati programmare;
- non esisteva l’idea moderna di competenze trasversali;
- non c’erano globalizzazione, supply chain complesse o digitalizzazione;
- non c’erano competitor cinesi, startup israeliane e AI che cambiano pelle ogni tre mesi;
- anche militarmente parlando, sono cresciuti in un Esercito che si addestrava nel mondo bipolare NATO-Patto di Varsavia. E i meno illuminati ancora aspettano i tartari sul fronte di Gorizia. Per fortuna non tutti. Giusto quelli che parlano al Financial Times.
Insomma: erano bravissimi in quel contesto. Ma il contesto è cambiato. E oggi cambia così in fretta che persino le intelligenze artificiali arrancano per tenere il ritmo.
In questo scenario, non creare un feedback bottom-up, o tavoli di lavoro, o connessioni orizzontali e trasversali: è suicida.
Le informazioni non circolano, i segnali deboli non emergono, la realtà operativa non arriva a chi decide. La piramide diventa una cattedrale di autocelebrazione dei dirigenti a discapito di tutta l’organizzazione.
Le aziende del 2025 non possono più essere cattedrali gerarchiche: devono sembrare ecosistemi.
Dialogo, non ordini.
Adattamento, non dogmi.
Ascolto della trincea, non culto dell’ufficio al ventesimo piano.
Il Principio di Peter, oggi, è un promemoria: se stai troppo tempo in cima, ti dimentichi com’è il mondo reale.
E l’unica cura è semplice (ma spaventosa per chi è cresciuto nella logica del “capo infallibile”): tornare a parlare con chi vede i problemi da vicino. Insomma, fatti una passeggiata.
E se la cura non è abbastanza semplice per il capo che non vuole fare un giro in trincea, abbiamo qualche lettura di supporto. Perché, in fondo, ammettere di non capire un caxxo è il primo passo per smettere di esserlo.
Letture vivamente sconsigliate al Megadirettore Galattico (perché potrebbero fargli venire l'orticaria):
- Troppo comodi (Michael Easter): per ricordarsi che la comodità è un veleno lento e che l’aria rarefatta del ventesimo piano fa male.
- Il leader che non aveva titoli (Robin Sharma): un manuale per capire che i titoli non servono a una sega, mentre le competenze (e l'umiltà) sì.
- Undici anelli (Phil Jackson): come trasformare un gruppo di primedonne in una squadra vincente. Utile per chi confonde l’ego con la strategia.
Disclaimer vari che non interessano a nessuno:
Al solito i link di Amazon che inseriamo sono fatti con il nostro codice di affiliazione, che vuol dire? Che anche se il prezzo finale non cambia, nel momento in cui decidi di acquistare il libro dal nostro link, a noi viene riconosciuta tipo una decimilionesima parte del prezzo. Insomma Amazon ci ringrazia perché gli abbiamo fatto vendere qualcosa, ma non arriviamo quasi mai neanche lontanamente neanche a un caffè, un po' tirchi quelli di Amazon.
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