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Smart working o smart escaping?

Spaghetti Letter #48

di Matteo & Fabio

Lavoro1 min

Una volta c’era il quiet quitting. Ora c’è il suo cugino con la crema solare: il quiet vacationing.

Traduzione spiccia: ti prendi le ferie, ma non lo dici a nessuno.

Lavori da remoto… tipo da una barca a vela. Zoom attivo, webcam spenta, rumore del mare disattivato su Krisp. Ogni tanto mandi una GIF su Slack, giusto per far vedere che “ci sei”.

La realtà? Sei a 12 Negroni di distanza dal file Excel.

Ora. Facciamoci una domanda semplice: perché mai uno dovrebbe vergognarsi di andare in ferie? (tra l’altro in estate, non in pieno gennaio artico).

La risposta è che abbiamo un problema culturale serio.

Abbiamo costruito ambienti di lavoro dove:

  • se dici “vado via una settimana”, ti guardano come se stessi disertando;
  • se dici “sto male”, ti rispondono “ma sei in grado di gestire la call?”;
  • se dici “sto bene”, ti danno due progetti in più.

Il risultato?

La gente si nasconde. Va in vacanza come se stesse rubando una bicicletta.

Ma con più stress.

Spoiler: non è il team il problema. È la cultura del “sempre connessi, sempre performanti, sempre col sorriso aziendale stampato in faccia”.

E allora?

Allora magari il prossimo che “lavora da remoto” con l’inquadratura del tramonto alle spalle…

…non va cazziato. Va ringraziato.

Perché ci ricorda che il lavoro non è la nostra unica identità.

E che anche i capi (eh sì, anche tu che leggi) hanno diritto a spegnere tutto e farsi una carbonara al mare.

Bonus antistress: Rest Is Resistance; Tricia Hersey

Un libro che dice una cosa rivoluzionaria: RIPOSARE NON È UNA COLPA.

Sì, anche se sei un manager.

A proposito: noi per sicurezza ci mettiamo in “modalità offline intermittente”.

Se ci cerchi, siamo in spiaggia. O forse no.

Chi può dirlo.

Alla prossima,

Matteo & Fabio

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