Decisioni difficili: perché le rimandiamo (anche se sappiamo già cosa fare)
Hai presente quella decisione che rimandi da giorni?
(Anzi, da settimane. Ok, da marzo.)
Non è che non sai cosa fare.
È che… non hai ancora trovato il momento giusto.
Che, indovina, non arriverà mai.
Benvenuto nel club esclusivo dei grandi procrastinatori consapevoli.
Un posto dove si conosce la risposta, ma si fa finta di niente.
Un limbo comodo, tipo divano con plaid, solo che al posto della cioccolata calda c’è l’ansia passivo-aggressiva.
Le decisioni difficili, per definizione, non sono difficili da capire.
Sono difficili da digerire.
Ecco perché le rimandiamo anche quando:
- Il progetto è da chiudere (ma ci sentiamo in colpa)
- Serve un confronto (ma ci viene l’orticaria emotiva)
- Il “no” è l’unica scelta sensata (ma non vogliamo “deludere”).
Fare leadership, vera, significa anche saper dire no quando tutti si aspettano un sì.
Significa non rimandare ciò che sai già di dover fare, solo perché fa paura, è scomodo o farà storcere il naso a qualcuno.
Per le piccole cose ci viene in concorso David Allen con il suo Getting Things Done, un libro del 2001 ma ancora molto efficace soprattutto per i novizi.
Una delle lezioni più importanti è “se un’azione richiede meno di due minuti, falla subito.” È ovvio che le decisioni importanti richiederanno più di due minuti, ma disdire quella call e rispondere a una mail, non è tra queste, garantito!
E se stai leggendo questo con in mente “quella cosa lì”… Beh, ecco un altro strumento utile per addomesticare l’indecisione: Decide: Work Smarter, Reduce Your Stress, and Lead by Example; Steve McClatchy.
Un libro che aiuta a distinguere tra ciò che è urgente, ciò che è importante, e ciò che va semplicemente mollato.
A volte basta una scelta netta per sbloccare settimane di paralisi.
E se ti aiuta, pensa che ogni “no” detto bene…
è un piatto di spaghetti in meno rimasto sullo stomaco.
Alla prossima decisione (stavolta presa),
Matteo & Fabio
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