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Contro il self-help e i garage

Spaghetti Letter #15

di Matteo & Fabio

DisciplinaRelazioni4 min

Hai mai sentito parlare di Survivorship Bias?

Noi sì.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Abraham Wald fu incaricato di analizzare i danni subiti dagli aerei delle forze alleate per suggerire quali punti ispessire e irrobustire. I militari avevano osservato che le parti più danneggiate degli aerei che tornavano erano le ali, la fusoliera e le code, e inizialmente pensavano di concentrare i rinforzi in quelle aree.

Wald, invece, decise di ragionare al contrario. Fece notare che i dati disponibili provenivano solo dagli aerei che riuscivano a tornare alla base. Suggerì che bisognasse, invece, rinforzare proprio le zone meno danneggiate negli aerei che rientravano, come i motori o i serbatoi, perché probabilmente i colpi in quelle aree avevano determinato la caduta degli altri aerei.

Questo esempio dimostra il survivorship bias: concentrarsi solo sui casi che "ce l'hanno fatta" e trarre conclusioni sbagliate ignorando i dati mancanti di chi non è sopravvissuto. È una lezione fondamentale, non solo in ambito militare, ma anche in economia, medicina e altri settori in cui il campionamento può essere distorto.

Veniamo a perché il self help a volte va preso con le pinze:

Ai guru del Self Help piace parlare di alcune storie di successo. Jeff Bezos ha fondato Amazon in un garage. Steve Jobs e Steve Wozniak hanno fondato Apple in un garage. Anche Nerio Alessandri, padre di Technogym, ha creato la sua prima macchina per lo squat, indovina dove? Nel garage di casa dei genitori. Questa narrativa, tanto affascinante quanto simbolica, suggerisce che il primo passo per creare qualcosa di straordinario sia possedere un garage. Ma fermarsi a questa lettura è un errore. Se analizziamo questi casi attraverso la lente del survivorship bias, possiamo vedere che il garage non è l’elemento chiave. Piuttosto, è quello che queste persone hanno fatto dentro e fuori da quel garage a fare la differenza. Per un Jeff Bezos che ce l’ha fatta, quanti garage rimangono solo dei garage e ci si accatastano canne da pesca, chitarre impolverate e tavole da surf mai usate? Il nostro compito, quindi, non è concentrarci sul garage, bensì sulle qualità, le abitudini e le reti che accomunano chi ha successo.

Persistenza e capacità d’adattamento

Le storie di Bezos, Jobs e Alessandri raccontano di persone disposte a fallire, rimettersi in piedi e provare ancora. Persistenza non significa solo “non mollare,” ma anche adattarsi. È la capacità di ascoltare il mercato, migliorare il prodotto e continuare a lavorare anche quando tutto sembra remare contro. Quando Bezos iniziò a vendere libri online, nessuno poteva prevedere che Amazon sarebbe diventato il gigante dell’e-commerce; ma lui continuò a innovare, scalare e rischiare.

Routine e disciplina

Dietro ogni storia di successo c’è una routine disciplinata. Non si tratta solo di svegliarsi presto o lavorare fino a tardi, le cazzo di docce fredde e leggere un milione di libri, ma di organizzare la giornata in modo da massimizzare il tempo e l’energia. Steve Jobs, ad esempio, era noto per il suo approccio metodico alle decisioni: dal semplificare il guardaroba al concentrarsi su un progetto alla volta. La disciplina costruisce resilienza, ed è proprio questa a distinguere chi prosegue da chi si arrende.

La rete di contatti: nessuno vince da solo

Il successo non è mai un’impresa solitaria. Dietro Bezos c’era un team di investitori e collaboratori. Jobs e Wozniak si sono sostenuti a vicenda, combinando genialità tecnica e visione strategica. Nerio Alessandri ha saputo coinvolgere partner e ascoltare i clienti fondando la Wellness Valley. Creare una rete di pari, mentori e collaboratori fidati è essenziale per superare gli ostacoli e vedere opportunità che da soli non si riuscirebbe a cogliere.

Il gruppo di pari e la crescita costante

Chi ha successo non si accontenta mai. Bezos leggeva continuamente libri per ampliare la sua visione. Jobs frequentava artisti e designer per arricchire la sua comprensione dell’estetica. Essere circondati da persone che sfidano le nostre idee e ci spingono a migliorare è cruciale. Come dice Jim Rohn: “Sei la media delle cinque persone che frequenti di più.”

Il coraggio di iniziare e l’umiltà di imparare

Infine, chi ha successo ha avuto il coraggio di iniziare anche senza garanzie. Hanno fatto il primo passo, sapendo che il cammino sarebbe stato incerto. Ma hanno anche avuto l’umiltà di imparare lungo il percorso, accettando feedback e ricalibrando la rotta.

Guardare oltre il mito

Il garage è un simbolo, ma non il segreto. Quello che conta è ciò che avviene tra le mura invisibili delle abitudini, della determinazione e delle relazioni. Le persone di successo hanno un mix unico di visione, lavoro duro e capacità di costruire attorno a sé un ecosistema fertile.

Se vuoi costruire qualcosa di grande, aspetta a comprare il garage: investi su te stesso.

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