Pulp Fiction aveva ragione sul silenzio
Dopo la mail della settimana scorsa continuiamo con il trend dei film. Andiamo a casa Tarantino e parliamo di Pulp Fiction. E se riuscirai a leggere fino alla fine, c’è una sorpresa ad aspettarti!
Torniamo a Pulp Fiction: la serata a dir poco rocambolesca tra Vincent Vega e Mia Wallace, John Travolta con i capelli lunghi e le basette e una giovanissima Uma Thurman con il caschetto con la frangetta che riescono a stare bene solo a lei. Arrivano ad un locale, si siedono e c’è circa un minuto di silenzio, voluto, messo lì apposta. Vincent guarda in basso, Mia guarda Vincent, lo osserva, lo studia.
Mia: Non odi tutto questo?
Vincent: Odio cosa?
Mia: I silenzi che mettono a disagio… Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?
Vincent: Non lo so… È un'ottima domanda.
Mia: È solo allora che sai di aver trovato qualcuno speciale… quando puoi chiudere quella ca**o di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.
Oggi parliamo di questo: la gente non sa stare da sola e non sa stare zitta.
Il silenzio oggi è diventato sospetto.
Se stai zitto troppo a lungo, qualcuno pensa che ci sia un problema.
“Cosa c’è? Va tutto bene? Perché non parli?”
Se non riempi lo spazio con parole, qualcuno lo riempirà per te.
Così parliamo.
Sempre.
Parliamo nei meeting.
Parliamo nei gruppi WhatsApp.
Parliamo nelle call che potevano essere una mail.
Parliamo nelle mail che potevano essere due righe.
E soprattutto parliamo quando non c’è niente da dire.
Il rumore è diventato la colonna sonora del nostro tempo. Stare fermi e in silenzio non è tollerabile.
Scroll.
Notifiche.
Podcast mentre guidiamo.
Video mentre mangiamo.
Messaggi mentre camminiamo.
Sempre qualcosa.
Da buoni millennial, quando andavamo a scuola e salivamo sull’autobus, facevamo quello che facevano gli adolescenti all’inizio degli anni 2000: ci rompevamo le palle, guardavamo fuori dal finestrino, qualche libro ogni tanto (ma la lettura vera è arrivata dopo). Anche allora non mancavano le distrazioni: qualcuno aveva un walkman, le partite a Snake, SNAKE! -, o, non ti dico, l’avvento dei lettori MP3 e le spade laser! I telefoni servivano solo a telefonare o a scrivere messaggi di 160 caratteri, che non bastavano mai, quindi inventavi i caratteri uno sopra l’altro per scrivere tutto quello che vuoi dire… scrivi in codice fiscale… bn grnt, tt bn, cmq. Non era insolito vedere sulle gambe di qualche adolescente in metro un libro di scuola o un blocco per appunti… compito in prima ora? Oggi telefono, telefono, telefono.
Perché stare da soli con i propri pensieri è diventato scomodo.
Nel silenzio arrivano le domande vere.
Questo lavoro mi piace davvero? Questa relazione ha ancora senso? Sto andando nella direzione giusta o sto solo andando?
Domande che non hanno bisogno di parole.
Hanno bisogno di silenzio. E sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura.
Il silenzio è uno specchio. E non tutti vogliono guardarsi. Mi torna in mente l’esperienza sul Cammino di Santiago. Anche lì le cuffie del telefono nelle orecchie eppure, i momenti migliori, le esperienze più belle, le domande che poi hanno portato al Senso dell’Imperatore, al congedo e a tante altre cose, sono arrivate stando in silenzio o interagendo con altre persone. Ascensore-telefono. Silenzio a tavola-telefono.
Oggi è così raro trovare qualcuno con cui puoi stare zitto senza sentirti in dovere di riempire l’aria o di prendere il telefono.
Vale nelle relazioni. Vale nelle amicizie. Vale anche nel lavoro.
Le persone che parlano meno spesso pensano di più. Non perché siano più intelligenti.
Perché non hanno bisogno di riempire il vuoto per sentirsi al sicuro.
La prossima volta che ti trovi in un momento di silenzio…
non affrettarti a romperlo. Lascialo respirare.
Magari scopri qualcosa. Magari scopri qualcuno. Magari scopri te stesso.
E se qualcuno non riesce a sopportarlo… lascialo lì.
Insomma, Pulp Fiction, se non l’hai visto sei un Tajani, ma puoi rimediare. GenX, millennial, genZ… provvedi!
Se sei arrivato fino qui, vuol dire che qualcosa ti ha colpito.
Magari il silenzio. Magari Pulp Fiction.
Magari quella sensazione strana che arriva quando spegni tutto per cinque minuti.
Allora ti lascio tre cose semplici.
Una da guardare. Una da scrivere. Una da usare quando il rumore diventa troppo.
- Pulp Fiction: se non lo hai mai visto, rimedia. Se l’hai visto, riguardalo. I dialoghi sono ancora migliori della prima volta.
- One Question a Day - Five-Year Journal: ogni tanto succede: stai zitto cinque minuti e arriva una domanda vera. Meglio avere un posto dove metterla.
- SONY WH-1000XM5 cuffie noise cancelling: non per ascoltare altra roba. Ma per ricordarti che il silenzio, quando vuoi, puoi anche costruirtelo.
Per il resto, ecco la sorpresa per te! Ci siamo fatti aspettare! E non tutti ci hanno aspettato in silenzio, ma stavolta avevate ragione…
Questa è la prima maglietta ufficiale, il logo lo abbiamo messo sulla schiena così potete metterla anche sotto la mimetica!
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