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Burnout, Musashi e il Tao Burnout

Spaghetti Letter #80

di Matteo & Fabio

Vita4 min

Oggi parliamo di burnout. Non del burnout da post su LinkedIn. Quello con i post sul “prenditi cura di te” (Garnier) scritti da uno che ti manda call alle 19:47 per chiederti cose che potrebbe chiederti tranquillamente lunedì.

Parliamo di quello vero. Quello in cui ti senti svuotato. Drenato. Senza voglia. Senza fuoco.

E allora andiamo molto lontano. Andiamo da Miyamoto Musashi. Rōnin. Duellante. Artista. Stratega.

Secondo la tradizione, più di sessanta duelli. Alcuni all’ultimo sangue. Una vita austera fino quasi all’osso.

Musashi non viveva da uomo “bilanciato”. Non viveva da uomo “comodo”. Viveva da uomo orientato: è diverso.

Il problema di oggi non è la fatica. Il problema di oggi è la dispersione.

“Infinite cose da fare e così poco tempo,” dice Jack Nicholson nei panni del Joker nel primo Batman.

Non sei stanco perché fai troppo. Sei stanco perché fai troppo di ciò che non conta.

Musashi, nel Dokkōdō, lascia una frase che basta da sola a prendere a schiaffi mezzo Occidente:

“Non fare nulla che non sia di nessuna utilità.”

Interrompi la lettura, fai un respiro e lascialo sedimentare. Fai un passo indietro e osserva un secondo la tua vita come se stessi guardando un film al cinema.

Doom scrolling.

Fast fashion.

Aperisushi.

Acquisti impulsivi.

Conversazioni vuote.

Esperienze che servono solo a riempire storie Instagram e a svuotare te.

Quanta roba nella tua vita non è di nessuna utilità?

Non utilità in senso miserabile. Non “serve per fare soldi?”. Utilità in senso alto: ti arricchisce come essere umano? Ti rende più competente? Più forte? Più lucido? Più vivo? MIGLIORE?

Se no, lasciala lì.

“Facciamo lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono.” La citazione di Fight Club mancava da troppi giorni.

Qui Musashi incontra gli stoici. Epitteto apre il Manuale così: alcune cose dipendono da noi, altre no.

Marco Aurelio taglia corto: “Non perdere tempo a chiederti come dovrebbe essere una brava persona. Sii una brava persona”.

Eccoli.

Giappone feudale. Roma imperiale. Non si sono mai conosciuti ma sono arrivati alle stesse conclusioni.

Stessa lezione.

Smettila di sprecarTI.

Il burnout, molto spesso, non arriva perché stai combattendo la battaglia giusta. Arriva perché stai regalando energia a cento battaglie inutili. Non necessariamente sbagliate: inutili.

Musashi sapeva cosa voleva.

La Via. Il Tao. La pratica. La lama. La disciplina. (Anche questa parola, puntuale come il cannone del Gianicolo.)

Uno che ha capito davvero cosa vuole dalla vita non passa le giornate a dire che “non si sente motivato”. Non perché sia un supereroe. Perché ha tolto il superfluo. Noi invece accumuliamo.

Oggetti che non usiamo. Appuntamenti che non vogliamo. Relazioni tiepide. Progetti mezzi morti.

Vestiti mediocri, che ci fanno sentire mediocri. Esperienze che ci svuotano e basta. Poi diciamo di essere esausti. Grazie al cazzo.

Anche Alex Supertramp stava su quella linea: non possedere più di quello che puoi portarti dietro di corsa nello zaino. Parafraso, ma il colpo è quello. Anzi, Into the Wild è un film che merita. Lui era idiota ma la filosofia aveva una base solida. Poi lasciamo lì anche lui.

Il punto non è vivere nel bosco. Il punto non è dormire per terra come un samurai. Il punto è:

quante cose nella tua vita ti stanno prosciugando perché non appartengono alla TUA Via?

Trova il tuo Tao. E dedicati a quello. Una competenza. Un’arte. Un lavoro fatto bene. Una disciplina fisica. Una missione. Una persona. Ma scegli.

Perché finché non scegli, ti sparpagli. E ciò che è sparpagliato si indebolisce.

Questa settimana fai una cosa semplice.

Prendi un foglio. Scrivi tre colonne. La prima: cose che mi danno energia. La seconda: cose che me la tolgono. La terza: cose che non servono a niente.

Poi inizia a tagliare dalla terza. Senza pietà. Senza nostalgia. Senza scuse. Con la katana di Musashi, di Roronoa Zoro, di Beatrix Kiddo, di chi ti pare.

Il burnout non si combatte solo riposando. Sì, fai le tue otto ore, fai i tuoi esercizi di respirazione, la meditazione di consapevolezza e gli esercizi di Kegel, ma poi taglia. Si combatte smettendo di offrire sacrifici inutili. Meno accumulo. Più direzione. Meno rumore. Più Via.

Priorità è una parola che deriva dal latino. Prioritas, prioritatis. Terza declinazione. Ciò che viene prima. LA cosa che viene prima. UNA. “Diamoci delle priorità” è un errore di semantica. Ci siamo un po’ lost in translation. La priorità è una. Il resto è riempimento. Trova quello che ti accende. Il resto?

Lascialo lì.

LINK per le magliette!

Poi, che altro fare questi giorni?

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