Sacrifici umani
Non parleremo degli Epstein files.
Parleremo della scena di Raymond K. Hessel in Fight Club. Una delle esperienze di quasi-vita che viviamo nel film e nel libro. Noi te li consigliamo entrambi.
Tyler entra in un mini market e chiede al protagonista di aspettarlo sul retro. Poco dopo Tyler spunta nel vicolo con una pistola puntata alla nuca dell’inserviente. Gli prende i documenti, legge il nome:
“Raymond K. Hessel, 1320 Benning, appartamento A. Un buco striminzito nel seminterrato, Raymond?”
“Come lo sai?”
“Nei seminterrati di merda mettono le lettere invece dei numeri. Raymond, tu stai per morire.”
Prende una foto dal portafoglio.
“Questi sono mamma e papà? Mamma e papà dovranno chiedere al dottor tal dei tali la tua cartella odontoiatrica. Sai perché? Perché non resterà niente della tua faccia. C’è pure un tesserino universitario già scaduto. Cosa studiavi?”
Raymond mugugna.
“Mmm… roba.”
“Roba? Materia tosta!”
E colpisce la nuca di Raymond con la punta della canna del revolver.
“Ti ho chiesto cosa studiavi!”
“Biologia per…”
“Perché?”
“Io… io… non lo so.”
Raymond piange, si dispera. Gli sta passando tutta la vita davanti.
“Cosa volevi diventare, Raymond K. Hessel?”
La risposta tarda ad arrivare e Tyler perde la pazienza. Arma il cane del revolver.
“La domanda, Raymond, è cosa volevi diventare.”
Raymond continua a non rispondere ed interviene il protagonista:
“Rispondigli, Raymond, accidenti!”
“Veterinario! Veterinario!”
“Animali!”
Raymond balbetta.
“Sì, animali è… roba.”
“È roba sì, ho capito. Ti servono altri anni di scuola.”
“Troppi anni di scuola.”
“Preferisci essere morto?”
“No, ti prego!”
“Preferisci morire qui? Piangendo come un coglione sul retro di un piccolo emporio?”
“No! No! No! Ti prego, no!”
Tyler abbatte il cane e sussurra all’orecchio di Raymond:
“Mi tengo la tua patente. Ti sorveglierò. So dove vivi. Se non riprendi i tuoi studi di veterinaria entro sei settimane, sei morto.”
Poi gli lancia il portafoglio.
“Ora corri a casa.”
Il protagonista non ci vede più. Chiede a Tyler spiegazioni.
“Mi sento male.”
“Pensa come si sente lui.”
“Dai, non era divertente. Non è divertente! A che cazzo è servito tutto questo?!”
“Domani sarà il giorno più bello della vita di Raymond K. Hessel. E vedrai che mangerà con più gusto di quanto io e te abbiamo mai mangiato.”
Poi Tyler lancia al protagonista la pistola.
Era scarica.
Ora, la domanda è…
Raymond, cosa volevi diventare?
Dov’è che ti sei fermato?
A che punto hai detto: “Sono troppi anni”?
Quale concorso, esame, corso di studi o specializzazione hai buttato all’aria perché ci voleva troppo?
Quand’eri bambino volevi fare il pilota, l’agente segreto, il calciatore, la modella, il dottore. Poi?
Ti hanno detto: “Solo in pochi ce la fanno”?
Ti hanno detto: “È bello sognare, ma i sogni non ti danno da mangiare”?
Lo diceva anche un’insegnante di Cristiano Ronaldo.
O, senza prendere esempi più unici che rari: Simone Moro, autore di Devo perché posso. Ha scalato il Nanga Parbat e diversi altri ottomila. Oggi coordina escursioni e operazioni di soccorso in Nepal. I suoi insegnanti gli dicevano che doveva pensare a studiare.
Quanti potenziali Mozart ed Einaudi mollano la musica per diventare notai o commercialisti e poi finiscono a fare gli impiegati o a scaldare hamburger da McDonald’s?
Allora, questa settimana, siamo tutti Raymond K. Hessel. Ma non c’è un Tyler Durden a puntarci una pistola alla tempia, ci dobbiamo arrangiare.
Se stai vivendo la vita che volevi, ignora questa mail.
Ma se, unendo i puntini guardando indietro alla Steve Jobs, ti rendi conto di essere parecchio fuori rotta, fermati e fai un giro d’orizzonte.
Sopravvalutiamo quello che possiamo fare in pochi mesi e sottovalutiamo quello che possiamo fare in cinque anni. Un corso di laurea, una specializzazione, un corso tecnico, un percorso che può cambiarti la vita. A qualsiasi età.
Quindi: devi lasciare il lavoro che oggi dà da mangiare a te e alla tua famiglia perché il tuo sogno da bambino era suonare la chitarra?
Negativo.
Devi riprendere in mano la chitarra e dedicarle qualche ora alla settimana. Poi qualche ora in più. Poi qualche altra ora in più.
E se questo ti piace, se ti fa sentire bene, diventa il tuo nuovo avamposto da difendere a tutti i costi. La tua cittadella interiore. La tua FOB nel deserto: COP RAYMOND.
È quello a cui non rinunci nemmeno per il tuo compleanno.
L’hai messo da parte per troppo tempo. Diventerai in automatico un fenomeno in quello che fai? Le statistiche dicono di no. Secondo il survivorship bias, per uno Steve Jobs, ci sono migliaia di persone che nel proprio garage non ci montano nemmeno la palestra. Qui non è un discorso di cosa ti porterà al successo, ma a cosa permetterai di dare un senso alla tua vita.
Allora, cosa volevi diventare, Raymond K. Hessel?
Se Fight Club ti ha colpito come uno schiaffo e ti ha fatto sentire un po’ Raymond K. Hessel, non restare lì a guardare la tua vita come uno spettatore. Qui sotto trovi 3 strumenti reali per riprendere la rotta:
- Fight Club; leggilo, non guardarlo. La versione originale di Palahniuk ti farà rivedere ogni pensiero fermo da anni come una piccola scusa.
- Atomic Habits, James Clear; per trasformare Micro‑azioni in Macro‑risultati. Questo libro è il ponte tra “volevo…” e “faccio davvero…”.
- Taccuino Moleskine rigida; il tuo diario di guerra. Scrivi obiettivi, progressi e piani: la tua FOB interiore da difendere ogni giorno.
Non sono prodotti “motivazionali”. Sono armi per costruire una nuova traiettoria.
-SL
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