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Se l’Italia entrasse in guerra… saremmo pronti?

Spaghetti Letter #45

di Matteo & Fabio

LeadershipVita1 min

Se ne parla sempre più spesso. A mezza bocca, nei salotti TV, nei bar e pure nei reel su Instagram: "E se l’Italia venisse coinvolta in una guerra?"

C’è chi cita i Romani: Si vis pacem, para bellum.

C’è chi vuole la difesa europea.

C’è chi si chiede se siamo pronti, come Paese, come cittadini.

Il Ministro della Difesa dice no. E onestamente, possiamo dargli torto?

Per ora, i vincitori sarebbero Lockheed Martin & Co.

Ma noi? Noi che ci lamentiamo se in ufficio manca il cuscinetto ergonomico per il mouse?

Noi che consideriamo "sopravvivenza" il brunch senza avocado?

Che se ci dicono “accampati” pensiamo a un Glamping in Toscana?

E non parliamo di imbracciare un fucile... lì qualcuno ce lo insegnerebbe.

Ma restare lucidi, pronti, e magari anche un minimo utili… quello no, non si improvvisa.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la gente razionava il caffè e spegneva le luci.

Oggi impazziamo se salta il Wi-Fi durante una diretta di Temptation Island.

La domanda scomoda è questa: saresti disposto a rinunciare a qualcosa per un bene più grande?

La libertà, per esempio.

O anche solo il tuo stile di vita.

Se ti senti chiamato in causa, non è per farti venire l’ansia, ma per farti venire voglia di essere un po’ più pronto.

Magari partendo da qui:

Military Survival di McNab

Un manuale duro, ma necessario per capire cosa serve davvero quando le cose si mettono male (tipo, molto male).

E se vuoi continuare a riflettere con noi, tra outdoor, mindset e cultura della preparazione:

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Non insegniamo a sparare, ma a pensare.

Che tu sia un guerriero zen o un civilissimo cittadino in Vans: meglio farsi trovare svegli, piuttosto che svegliarsi troppo tardi.

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