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Ikigai d’assalto

Spaghetti Letter #74

di Matteo & Fabio

Lavoro4 min

Ci capita sempre più spesso che colleghi; anzi, ex colleghi; ci contattino per la stessa ragione: capire come muoversi verso il congedo.

Le storie cambiano, i pattern no.

  • Calo della motivazione
  • Sotto-mansionamento: la sensazione costante di non essere impiegati al massimo delle proprie potenzialità
  • Zero controllo sul futuro: oggi sei qui, domani chissà. Esprimi una preferenza, fai un corso, ma poi decidono altri

E sullo sfondo c’è sempre lei: l’incertezza.

Che si tratti della gestione della famiglia, degli incarichi o della geografia. Sì perché con uno stipendio “da statale” alcune città sono possibili, altre semplicemente no. Con le aggiunte e varianti di pendolari del weekend e altri mostri della logistica.

Di questo parleremo un’altra volta.

Oggi parliamo del mondo di fuori.

Quando una persona decide davvero di organizzarsi per lasciare, di solito finisce in uno di questi due filoni.

Il primo: accumulare corsi, brevetti, certificazioni, patacche, come facevamo nell’Esercito. Il brevetto in più, il nastrino in più etc.

Il secondo: brancolare nel buio totale, al punto da dire “farei anche il commesso da COIN, basta uscire”.

A entrambi facciamo sempre la stessa domanda.

Ed è una domanda spiazzante.

“A te cosa piace fare?”

Qual è quella materia, quella mansione, quella cosa che faresti 26 ore al giorno, anche stanco?

Perché il mondo istituzionale, sull’arco di un’intera carriera, tende ad appiattirsi. Ci sono “blocchi di formazione” che raggiungi a vari stadi della tua carriera: l’Accademia, il Corso Comandanti, il Corso di Stato Maggiore, l’ ISSMI etc, per il resto del tempo non ti viene “richiesto”, ti formi perché ti piace.

Il mondo privato; soprattutto a livelli medio-alti; no. Il mondo privato richiede una cosa sola: che tu sia bravo.

E il modo più solido per diventare bravo in qualcosa è che quella cosa ti piaccia davvero.

Abbiamo colleghi che lavorano in grandi corporation (incluso uno di noi).

Chi è diventato stuntman.

Chi ha aperto un birrificio.

Chi una palestra.

Chi produce plate carrier.

Chi fa corsi di tiro.

Chi il tour operator.

Ce n’è per tutti.

Perché il mondo delle uniformi ci rende simili fuori, ma dentro siamo diversissimi.

E qui c’è lo scoglio più alto di tutti:

capire cosa ti piace davvero.

Per chi ha passato vent’anni a farsi dire cosa fare da qualcun altro, è un passaggio durissimo.

Significa riprendere contatto con il proprio bambino interiore. Con quello che ti incuriosiva prima che arrivassero gradi, ruoli, valutazioni.

Se invece è qualcosa che stai già nutrendo da tempo, anche poco alla volta, vale ancora una regola semplice: per diventare bravo serve tempo.

Fuoriclasse, il libro di Gladwell è stato in parte sconfessato. La regola delle diecimila ore è vera solo in parte. Non è che a 9.999 ore sei l’ultimo in fondo a destra e un’ora dopo sei CR7 ma la sostanza è vera. Il punto resta uno: senza interesse reale, non ci arrivi ad essere bravo.

E superati i 30, diciamolo chiaramente, del talento non gliene frega niente a nessuno.

A un HR non interessa se sei “portato”.

Sui radar ci compari se sei bravo.

Quindi, riassumiamo in modo brutale.

Vuoi trovare la tua strada nel mondo del lavoro?

  1. Inizia col diventare bravo in qualcosa
  2. Ricorda che il primo lavoro servirà solo a toglierti da dove sei
  3. Il mondo privato non accetta la mediocrità. Nemmeno in Italia. Coltiva l’eccellenza
  4. Il gruppo conta. Coltiva la tua rete di amici
  5. Se non esiste, inventatelo tu.

Montemagno quando ha scritto Lavorability, quasi dieci anni fa, diceva “Il lavoro non si trova, il lavoro si attrae.” Con una Netflix nata dal noleggio per corrispondenza, passando per start-up nate dal nulla con fatturati da capogiro, il lavoro non si attrae più, il lavoro si inventa.

Insomma: diventa bravo in qualcosa e inventa un modo per monetizzarlo. Il contrario è una stortura. Fai la fine di Guru e di tanti altri brand morti e sepolti.

L’Ikigai non è una parola esotica da slide motivazionale.

È l’incrocio fra quello che ti piace fare, quello in cui diventi bravo e quello che il mondo è disposto a pagare.

Ma il primo passo resta sempre lo stesso.

Fermarti e chiederti, senza divise e senza ruoli:

a me cosa piace fare davvero?

Nota pratica.

Se a un certo punto decidi di muoverti davvero, serve anche l’attrezzatura giusta. Il Ferrino OSA 32 è uno zaino semplice: 32 litri, zero fronzoli, fa quello che deve fare e basta. Non ti motiva, non ti racconta storie. Ti porta le cose. Il resto lo devi decidere tu.

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