Mangiare per ultimo non fa di te un Leader
Puoi sentirti quello che guida le persone, ma dietro di te non c’è nessuno, stai solo facendo una passeggiata.
Niente cazzate: questa è la realtà dei fatti.
Nella società di oggi, danno la medaglia di partecipazione anche al giardiniere che taglia l’erba all’ingresso della pista di atletica: questo è fallimentare.
Il riconoscimento non può essere dato a tutti, soprattutto, se non si fa nulla di diverso dalla normalità.
Quando stavamo in Accademia al primo anno (siamo entrati a settembre), dopo solo due mesi, sono arrivati nelle nostre compagnie gli “anziani inquadratori”: chi erano questi? Erano allievi del secondo anno che si erano distinti per qualità e risultati e quindi gli era stato assegnato il compito di supportare i tenenti nella formazione degli allievi più giovani.
Quest’esperienza è stata sicuramente formativa anche per loro: stavano imparando a comandare persone.
E qui arriva la prima fatidica domanda: Leader si nasce o si diventa?
Sembra un po’ la domanda: è nato prima l’uovo o la gallina?
Sicuramente una componente innata è presente, tuttavia, dagli studi fatti da sempre più esperti di leadership, le condizioni in cui ci siamo trovati nei primi anni di vita influenzano il nostro modo di comunicare e relazionarci con gli altri…
L’Accademia Militare, ad esempio, ha infatti lo scopo di forgiare nuovi Comandanti. Di tirare fuori da ogni singolo cadetto il suo modo di essere un leader.
Siamo stati martellati per anni da mille film in cui il Comandante era spesso e volentieri il più figo, quello che risolveva la situazione, quello che sapeva che fare.
La realtà però è diversa: volete vedere un vero leader del cinema? Guardatevi Gunny. È un film, ovviamente, ma rispecchia il concetto del: “il leader non è per forza quello più alto in grado, ma è quello a cui tutti guardano nel momento più buio”.
L’ESEMPIO
Infatti, la leadership non riguarda solo il comando, ma anche la capacità di ispirare e influenzare gli altri. Un leader efficace è qualcuno che sa come motivare il proprio team, creare un ambiente di fiducia e guidare con l'esempio.
Che vuol dire? Che prima di rompere i coglioni a qualcuno dicendogli cosa deve fare, dobbiamo essere noi i primi a saperlo fare e farlo.
L’andare a risparmio, il cercare di schivare la fatica, di scansare le responsabilità, di mimetizzarsi quando c’è un compito da svolgere, ti allontanerà sempre di più dall’essere un leader, avvicinandoti però molto velocemente al cane-mortismo, termine militarese che indica chi si imbosca per non fare niente.
Vuoi una soluzione per canemortizzati?
Basta andare in giro per l’ufficio con un foglio bianco in mano e l’aria di uno che ha fretta ed è in ritardo per fare qualcosa.
Se invece (e qui viene il bello), vuoi capire qualcosa in più su come imparare quelle skills per aumentare la tua leadership, puoi iniziare leggendo qualche libro, e mettendo in pratica nella vita di tutti i giorni dei semplici ma potentissimi comportamenti.
Qualche esempio?
- Sviluppa l'empatia: un buon leader comprende le esigenze e i sentimenti del proprio team. Prenditi il tempo per ascoltare e capire le persone che guidi. Non hai nessuno da guidare? Sti cazzi, avrai sicuramente amici, parenti, colleghi, che potrebbero aver bisogno di tanto in tanto di essere ascoltati (e ascoltare non significa aspettare il proprio turno per parlare!).
- Comunica con chiarezza: la comunicazione è essenziale per una leadership efficace. Assicurati che i tuoi messaggi siano chiari e coerenti. E per chiari, intendiamo il concetto di responsabilità nella comunicazione: il prendere una posizione in un discorso (essendo comunque aperti a cambiare idea, ti farà percepire come una persona che si mette in gioco - questo non vuol dire parlare a vanvera).
- Guida con l'esempio: le azioni parlano più delle parole. Mostra al tuo team cosa significa essere un leader attraverso il tuo comportamento quotidiano. E anche qui, se non hai una squadra… inizia col dimostrare a te stesso che fai quello che dici!
Per noi, la leadership non è solo una competenza professionale, ma un principio guida nella vita di tutti i giorni. Che si tratti di prendere decisioni difficili in missione o di guidare un team di vendita verso l’obiettivo mensile, sappiamo che essere sinceri, non artefatti, e di essere un esempio è la soluzione migliore per raggiungere qualunque obiettivo.
“Leaders Eat Last” di Simon Sinek parla anche di questo. Un libro che esplora in profondità cosa significa essere un leader che mette il team al primo posto.
Sinek ha scritto anche altri libri moooolto interessanti, e possiamo anche essere in disaccordo su qualche idea, ma in linea generale dice cose in linea con quello che pensiamo noi e spiega come i migliori leader siano quelli che creano un ambiente di fiducia e collaborazione, dove tutti sentono di poter contribuire e crescere.
Ovviamente nell’esercito di una volta, la gerarchia era la spina dorsale dell’intera Istituzione, ma sempre di più stiamo andando nella direzione in cui anche i giovani leader vengono valorizzati e fatti crescere.
Per concludere, qualche consiglio pratico, visto che sennò poi ci dite che è tutta aria fritta:
La leadership parte da noi stessi, se non siamo in grado di mantenere la parola che ci diamo da soli, perché qualcun altro dovrebbe fidarsi di noi? O anche solo stare ad ascoltarci?
Per essere coerenti ci vuole impegno e sacrificio, perché? Perché solo nel disagio c’è la fottuta crescita! …ma ormai, dovresti saperlo…
A presto,
Matteo & Fabio
P.s.
Se pensi che questa newsletter sia troppo lunga, ti andrebbe di scrivercelo nei commenti? Stiamo sempre attenti ad ascoltare i feedback di chi ci segue… alla fine è solo così che possiamo continuare a migliorarci e darti qualcosa di sempre più interessante… ti va?
P.p.s.
Nella prossima Newsletter forse parleremo di un tizio a caso (in foto qui sotto mentre è a pranzo), che diceva: “Mai interrompere un tuo nemico quando sta commettendo un'errore” ... qualche idea?
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