Trattare tutti allo stesso modo? Non sempre è la scelta giusta.
Quando comandavamo, ci è stato insegnato che bisogna trattare tutti allo stesso modo. Stessa disciplina, stesso metro di giudizio, stessa aspettativa di rendimento. A prima vista, sembra giusto. Se vogliamo essere equi, dobbiamo essere uguali con tutti.
Ma c’è un problema. Le persone non sono tutte uguali. Non lavorano con gli stessi tempi, non hanno la stessa efficienza, né lo stesso potenziale. Essere uguali con tutti significa rischiare di soffocare i migliori e proteggere i mediocri.
Un campione ha bisogno di spazio per eccellere, di sfide più grandi, di riconoscimento. Se lo tratti come gli altri, gli stai dicendo che il suo talento non vale più dello sforzo minimo richiesto a chiunque. E il mediocre? Se non sente pressione, se sa che nessuno gli chiederà mai di più, perché mai dovrebbe migliorarsi?
Non è sbagliato voler essere equi. Ma l’equità non è sempre sinonimo di uguaglianza. La leadership vera sa quando essere più dura con chi può dare di più e quando premiare chi ha dimostrato di meritarselo. A volte, è proprio questa differenza di trattamento che spinge i più lenti a darsi una mossa o a capire che forse devono prendere un’altra strada.
Non si guida un gruppo trattando tutti allo stesso modo. Si guida riconoscendo il valore di ognuno e avendo il coraggio di agire di conseguenza.
Non trattare gli altri come vorresti essere trattato tu. Tratta gli altri come vogliono essere trattati, da mediocri o da campioni.
Buona giornata.
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