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Quite Quitting

Spaghetti Letter #94

di Matteo & Fabio

Lavoro2 min

Leggendo Slow Productivity di Cal Newport mi sono imbattuto in un trend di TikTok di qualche anno fa, il Quiet Quitting. Come tutte le cose nate su TikTok, è stato spiegato male, interpretato peggio e trasformato in una guerra ideologica tra boomer, manager, HR e gente che avrebbe bisogno di uscire di casa più spesso.

Partiamo dall'inizio: Quiet quitting non significa licenziarsi. Non significa sabotare l'azienda. Non significa lavorare a cazzo di cane come direbbe René Ferretti. Non significa fare il minimo indispensabile per ripicca. Anzi. Quella è solo passivo-aggressività travestita da rivoluzione. E non risolve nulla.

Il quiet quitting, nella sua forma più sana, significa una cosa molto semplice: smettere di regalare il tuo tempo.

Se il tuo orario finisce alle 17:00 e da dieci anni esci alle 18:00... forse è arrivato il momento di uscire alle 17:00. O alle 17:05. Non più alle 18:00. No?

Se alcune attività non rientrano nelle tue mansioni e nessuno ti ha mai chiesto formalmente di assumertele... forse non devi farle.

Se hai un telefono aziendale e non ti è riconosciuta una reperibilità, dovresti spegnerlo. Altrimenti non è reperibilità. È invasione.

Se vivi con il telefono accanto al cuscino per rispondere a problemi aziendali alle 22:30... stai facendo un regalo. E i regali andrebbero fatti alle persone che ami. Non al reparto amministrazione.

Ora qualcuno starà pensando: "Eh ma così non si fa carriera." Può darsi. Ma qui arriva la domanda interessante. Carriera verso dove?

Perché molti passano anni a rincorrere una promozione, una posizione, una targhetta sulla porta o un titolo in firma. Poi un giorno si guardano allo specchio e si accorgono di aver venduto una quantità enorme della propria vita. Per cosa? Per il nastrino da impiegato del mese? Per una valutazione? Per una pacca sulla spalla?

In Fight Club c'è una frase che probabilmente conosci già: "Tu non sei il tuo lavoro." Eppure, moltissime persone si identificano completamente con ciò che fanno. Non con ciò che sono. Con ciò che fanno.

Il quiet quitting, quello fatto bene, serve a ricordarti una cosa: hai una vita fuori dall'ufficio. Hai amici. Hai una famiglia. Hai passioni. Hai un corpo che avrebbe bisogno di muoversi. Hai libri che non leggerai mai se continui a lavorare come se ogni giorno fosse lo sbarco in Normandia.

Magari non prenderai il nastrino di impiegato del mese. Magari qualcuno ti considererà meno disponibile. Magari scoprirai che alcune urgenze non erano poi così urgenti. In compenso, potresti riprenderti una parte della tua vita.

Il nastrino? Lascialo lì.

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