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Fatti non foste a viver come bruti

Spaghetti Letter #100

di Matteo & Fabio

Vita2 min

Per la nostra newsletter numero 100 mettiamo insieme Omero, Dante e Nolan in un unico scritto.

Sono loro oggi i nostri spaghetti, il nostro sugo e le nostre polpette.

Molti pensano che l'Odissea sia il poema del ritorno, del tornare a casa, della nostalgia, della famiglia.

Secondo me… no. L'Odissea è TUTTO.

È la guerra. È il viaggio. È la vendetta degli dèi. È l’amore per i compagni. È la crescita. È la sfida continua. È il non fermarsi mai anche quando sei disperato.

Gli Dei incazzati neri, Eolo, i Lestrigoni, Polifemo, Scilla e Cariddi, le Sirene, la discesa nell'Ade. Circe, Calipso, Nausicaa. (Che bomber Ulisse, eh?)

Poi il ritorno. La prova dell'arco, i Proci, Penelope.

Ma la persona che torna a Itaca non è la persona che è partita. Ha perso uomini. Ha perso certezze. Ha perso ingenuità. Ha perso tempo, guadagnato esperienza, pazienza, astuzia, consapevolezza: “l’uomo dl multiforme ingegno”.

“Solo gli inquieti sanno cosa voglia dire sopravvivere alla tempesta e non riescono comunque a restare senza.”

Poi arriva Dante. E qui succede qualcosa di meraviglioso. A Dante non basta il lieto fine. Non basta Itaca. Non basta Penelope. Non c’erano ancora gli americani con l’happy ending (no, non l’hanno inventato i cinesi).

Dante immagina un altro finale: Ulisse riparte, supera le Colonne d'Ercole, pronuncia forse uno dei versi più belli mai scritti:

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”

Naviga verso Occidente, vede la montagna del Purgatorio e il mare se lo prende.

Anche Christopher Nolan, nel suo The Odyssey, sembra raccogliere questa idea: Ulisse non è semplicemente un uomo che torna. È un uomo che il viaggio ha cambiato per sempre. Ed è questo il punto della nostra centesima newsletter: non sentirsi mai arrivati.

Perché arrivare è bellissimo. Ma dura poco. E qui citiamo di nuovo Fight Club.

Raggiungi la laurea. E adesso?

Trovi il lavoro. E adesso?

Compri casa. E adesso?

Sposi Penelope. E adesso?

Ogni Itaca, una volta raggiunta, smette di essere un obiettivo: diventa la tua nuova normalità. E allora devi ripartire.

Non perché sei insoddisfatto. Ma perché sei vivo.

Perché crescere significa attraversare continuamente nuove Colonne d'Ercole. Spostare l’orizzonte un po’ più in là. Con un vantaggio: non ricominci mai da zero.

Riparti con un bagaglio che il te di ieri non aveva. Con errori già commessi, cicatrici, nuove competenze, nuovi amici trovati lungo la strada, alcuni persi per sempre.

Se c'è una cosa che abbiamo cercato di fare in queste cento lettere è proprio questa: ricordarti che la leadership non è una destinazione, non è una targhetta sulla porta, non è una promozione, non è un brevetto. È un viaggio.

Un viaggio in cui continui a studiare. Continui ad allenarti. Continui a sbagliare. Continui a imparare per poi sbagliare meglio. Sempre allievo, mai maestro.

Perché forse Itaca non era il premio. Era la scusa per partire. E quando finalmente ci arrivi...

ringraziala. Manda una lavatrice…e rifai lo zaino.

La voglia di accasarsi?

Lasciala lì.

Grazie per queste 100 settimane insieme. Ci vediamo sulla strada

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