Che cosa chiede a San Gennaro
Se conosci la risposta alla domanda in oggetto, possiamo essere amici.
Oggi niente teorie complicate. Solo sette concetti — più uno — della cultura giapponese che forse vale la pena infilare nella nostra vita.
Non saranno spiegoni. Solo qualche parola.
Il resto, se ti incuriosisce, puoi cercare di più per conto tuo. Il resto: lascialo lì.
1. Shōganai **“Non ci si può fare niente.” ** Non è rassegnazione.
È accettare che alcune cose sono semplicemente fuori dal tuo controllo.
Il volo è cancellato. Piove. Quell* stronz* non cambia idea. O peggio: è fatt* così.
Puoi incazzarti oppure puoi chiederti:
“Cosa posso fare IO?”
2. Chōshin La mente del principiante.
Anche quando sei bravo.
Anche quando hai vent'anni di esperienza.
Mantieni la mente dell'apprendista.
È la capacità di continuare a guardare qualcosa senza dare per scontato di averla già capita.
Perché il giorno in cui pensi di sapere tutto è probabilmente il giorno in cui hai smesso di imparare.
3. Ma Lo spazio.
Il vuoto.
Il silenzio tra due cose.
Nella musica è la pausa tra due note.
Nella vita può essere quella mezz'ora senza telefono, quel messaggio a cui non rispondi subito e lasci lì la tua FOMO, quella riunione che non hai convocato, quel momento in cui non fai assolutamente un cazzo.
Non tutto deve essere riempito.
4. Enryō La capacità di trattenersi.
Non dire tutto quello che pensi.
Non prendere tutto quello che puoi.
Non occupare sempre tutto lo spazio disponibile.
Una forma di autocontrollo e considerazione per gli altri che, in un mondo in cui tutti vogliono tutto e avere un'opinione su tutto, non è affatto male.
5. Shinrin-yoku Il famoso forest bathing.
Letteralmente: immergersi nella foresta.
Non significa fare trekking e basta.
Significa stare nella natura usando i sensi.
Camminare. Respirare. Guardare. Ascoltare.
Per una volta senza cercare di produrre qualcosa.
Il telefono può tranquillamente rimanere in tasca.
6. Wabi-sabi La bellezza dell'imperfezione.
Le cose cambiano.
Si consumano.
Invecchiano.
E proprio per questo diventano interessanti.
Una cicatrice.
Una tazza scheggiata. (No, oggi niente Kintsugi, dalle crepe entra la luce etc, per oggi lascialo lì)
Un viso con qualche ruga.
Non tutto quello che mostra i segni del tempo deve essere sostituito.
7. Mushin La mente senza mente.
Come un Flow ma on steroids. Uno stato in cui smetti di pensare continuamente a quello che stai facendo e inizi semplicemente a farlo.
Lo conosce bene chi pratica arti marziali.
Se devi pensare consciamente a ogni movimento, sei già in ritardo.
Allenamento, esperienza e disciplina servono proprio a portarti lì:
meno pensiero, più presenza.
E poi arriviamo all'ultimo ma anche quello che li tiene un po' tutti insieme. Uno per domarli, uno per trovarli...
Quello che, probabilmente, conosci già.
+1. Kaizen Miglioramento continuo.
Non diventare un'altra persona domani.
Diventare appena un po' migliore oggi.
Un passo.
Un'abitudine.
Una correzione.
Una cosa fatta meglio della settimana scorsa.
Il concetto mi piace perché non promette trasformazioni miracolose.
Promette qualcosa di molto meno sexy.
Costanza.
Ed è probabilmente per questo che funziona.
Non devi cambiare vita.
Devi smettere di pretendere di cambiarla tutta in un giorno.
Una cosa alla volta.
Anche piccola.
Ogni giorno.
Kaizen.
La maglietta del Napoli?
Lasciala lì.
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