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L'applauso arriva sempre troppo tardi

Spaghetti Letter #97

di Matteo & Fabio

EnergiaDecisioni2 min

C'è una cosa che mi incuriosisce e mi fa un po' incazzare. Prendi una persona normopeso.

No, siamo onesti, prendiamo una persona in leggero sovrappeso: diciamo 7 chili di troppo.

Questa persona, decide di riacchiapparsi e ricomincia a correre, ad allenarsi e a curare l'alimentazione. Cena conviviale, tutti ordinano la pizza, lui chiede una Caesar salad. E l'immancabile splendido/a: "Ora non fare il fissato, magnate sta pizza."

"Ma vivi un po'."

"Non sarà stasera a fare la differenza!"

E altre varie ed eventuali, da ineffabile artista circense, sedicente esperto di tutto...cit

Ora prendi una persona con trenta chili di sovrappeso, anche quaranta.

Entra in palestra. Fa i suoi dieci minuti di cyclette. Il suo workout nei limiti del possibile per non gravare ulteriormente su articolazioni e legamenti, la sua corsetta limitata a causa del sovrappeso.

Comprensibile, una buona parte di un programma strutturato per una persona in sovrappeso grave è la prevenzione dagli infortuni proprio legata a quel sovrappeso, più la motivazione, più tante altre cose.

Però la reazione del mondo circostante è completamente diversa: "Bravo." "Grande." "Ti stai prendendo cura di te."

Mortacci vostri. Quando i chili erano solo sette dove stavate?

Attenzione.

Non è una newsletter contro la body positivity (mo tutte ste cazzate e sti nomi per ogni cosa...ma va vabbè).

Né contro chi sta cercando di migliorare.

Anzi.

Chi decide di rimettersi in gioco merita rispetto.

Sempre.

Il punto è un altro. Perché applaudiamo il recupero, il correre ai ripari e prendiamo in giro la prevenzione?

Perché chi si allena con costanza viene visto come esagerato...mentre chi aspetta di stare male viene considerato virtuoso?

C'è una differenza enorme tra chi combatte una patologia e chi, semplicemente, si è lasciato andare.

Le malattie esistono. Le terapie esistono. Le condizioni che rendono tutto più difficile esistono.

Questa newsletter non parla di loro: parla di tutti gli altri.

Perché trenta chili di sovrappeso...

due anni fa magari erano dieci.

Tre anni fa era: "Mi alleno per conto mio."

Quattro anni fa era: "Quest'anno non rinnovo la palestra."

Cinque anni fa era: "Per oggi salto."

E così via. Una decisione. Poi un'altra. Poi un'altra ancora. Nessuna abbastanza grande da cambiare la vita.

Tutte insieme abbastanza grandi da cambiarla completamente.

Succede anche al contrario.

Chi corre spingendo il passeggino perché non ha nessuno a cui lasciare il figlio, chi trova dieci minuti per fare stretching, chi riesce a fare i suoi diecimila passi anche quando non può allenarsi, chi prepara il pranzo la sera prima, chi evita l'ascensore.

Nessuna di queste cose finisce su Instagram. Nessuno applaude. Eppure sono proprio quelle a fare la differenza.

Perché la salute non si costruisce il giorno in cui decidi di cambiare vita. Si costruisce molto prima. Quando nessuno se ne accorge. Quando nessuno ti fa i complimenti. Quando sei ancora la persona "fissata". Questa settimana non aspettare l'applauso.

Non aspettare il campanello d'allarme.

Non aspettare di dover recuperare.

Fai una scelta piccola.

Poi un'altra.

Poi un'altra ancora.

Perché il problema non sono i grandi errori.

Sono le piccole decisioni ripetute ogni giorno. Nel bene. E nel male.

E nel dubbio, se sei seduto vicino a uno che oggi ordina l'insalata: fatti i cazzi tuoi e lascialo lì.

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